domenica 13 giugno 2010

L’ALBERO DEL GIARDINO

rubens-adamo-ed-eva In quei giorni. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».

«Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare»

gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: / «Poiché hai fatto questo, / maledetto tu fra tutto il bestiame / e fra tutti gli animali selvatici! / Sul tuo ventre camminerai / e polvere mangerai / per tutti i giorni della tua vita. / Io porrò inimicizia fra te e la donna, / fra la tua stirpe e la sua stirpe: / questa ti schiaccerà la testa / e tu le insidierai il calcagno». / Alla donna disse: / «Moltiplicherò i tuoi dolori / e le tue gravidanze, / con dolore partorirai figli. / Verso tuo marito sarà il tuo istinto, / ed egli ti dominerà». / All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, / maledetto il suolo per causa tua! / Con dolore ne trarrai il cibo / per tutti i giorni della tua vita. / Spine e cardi produrrà per te / e mangerai l’erba dei campi. / Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, / finché non ritornerai alla terra, / perché da essa sei stato tratto: / polvere tu sei e in polvere ritornerai!». / L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
(Genesi 3,6)

L'albero era buono anche prima, ma alla donna non interessava. Non le passava per la mente di curarsi di ciò che Dio le proibiva, perchè il rapporto con Lui era molto bello,  di tranquilla fiducia ed era saziata di tutto quello che il giardino le offriva.  Solo quando si insinua il sospetto sulla bontà di Dio, nasce la curiosità e comincia a guardare tutto in modo nuovo, credendo di scoprire una felicità che Dio le nascondeva. E' lì che nasce la tragedia.
La disgrazia infatti è pensare che ci sia gioia vera staccando la creatura dal Creatore, noi da Dio, preferendo l'autonomia al lasciarsi amare infinitamente da Dio.

(riflessione di don Carlo Seno)

mercoledì 19 maggio 2010

LE ORME DEL GREGGE

Bruna sono ma bella, / o figlie di Gerusalemme, / come le tende di Kedar, / come le cortine di Salomone. / Non state a guardare se sono bruna, / perché il sole mi ha abbronzato. / Dimmi, o amore dell’anima mia, / dove vai a pascolare le greggi, / dove le fai riposare al meriggio, / perché io non GREGGdebba vagare / dietro le greggi dei tuoi compagni? / Se non lo sai tu, bellissima tra le donne, /

«Segui le orme del gregge»
(Cantico dei Cantici 1,8)




La vita cristiana ci offre opportunità assai diverse.
Talora siamo nel ruolo di battistrada, davanti a tutti, per dare una mano a chi fatica a stare al passo; in altri momenti siamo noi ad essere nel gruppo, magari un po' smarriti, alla ricerca dei passi giusti.

Sempre però possiamo seguire le orme tracciate da chi è più avanti di noi, dei grandi e piccoli santi che il Signore ci mette accanto nella vita: a volte ci sembrerà che corrano troppo forte, ma saranno comunque di stimolo per indicarci nuove strade e dare il meglio di noi stessi.

riflessione di don Carlo Seno

martedì 11 maggio 2010

RIPRENDERE FORZA E CORAGGIO

Dopo tre mesi salpammo con una nave di Alessandria, recante l’insegna dei Diòscuri, che aveva svernato nell’isola. Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni. Salpati di qui, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli. Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Quindi arrivammo a Roma. I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio. Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per conto suo con un soldato di guardia.

(Atti 28,15)


Paolo è stanco, la sua vita dalla conversione in poi non è stata facile e sa che lo attende un periodo ancora più difficile.
Eppure l'incontro con i fratelli gli ridà forza e coraggio.
A volte anche a noi sembra di dover sopportare dei carichi troppo pesanti, rischiamo di lasciarci andare e soccombere.
Ma Gesù si nasconde in chi ci sta vicino ed è pronto ad aiutarci a portare un po' del peso.
Anche nei momenti più difficili il Signore non ci fa mai mancare simili persone, occorre guardarci intorno per accorgerci della loro presenza.
Sono il segno più grande del Suo amore per noi.


riflessione di don Carlo Seno

lunedì 10 maggio 2010

UNA “PAROLA” AL GIORNO


Ricevo da tempo e quotidianamente una riflessione utile a “vivere” la Parola di Dio ricavata dal brano biblico della Liturgia Eucaristica ambrosiana: me la invia un sacerdote amico che a sua volta la riceve da un sacerdote milanese, don Carlo Seno, anche apprezzato concertista di pianoforte.


Mi serve sempre, soprattutto mi è utile quando sono un po’ appannata nel far seguire ai convincimenti della fede cristiana anche i comportamenti quotidiani; oppure mi conferma nello stile di vita della quotidianità.


Ho pensato che potrebbe essere utile anche ad altri, quindi da oggi la rilancerò dal blog ogni giorno.


COME IO HO AMATO VOI, COSI’ AMATEVI ANCHE VOI GLI UNI GLI ALTRI



Quando Giuda Iscariota fu uscito, il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.


«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»


Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».


(Giovanni 13,34)


Gesù non si limita a dire "amatevi" ma da l'unità di misura: "Come io vi ho amato".
Non è uno scherzo, significa essere disposti a dare la vita!
Vi è però anche un altro aspetto dell'Amore di Dio che possiamo cercare di attuare, la capacità di ricominciare sempre, qualunque cosa accada.
Si tratta di non mettere mai la parola fine su nessun rapporto, anche il più burrascoso.
A volte occorre confrontarsi, perchè chi ama sa che il silenzio stende una patina di indifferenza ed è mille volte preferibile una chiarezza dolorosa, ma che porta frutto.
Certo, è un rischio, ma non esiste amore senza rischi e con il Signore con noi alla fine i risultati si vedranno.

venerdì 26 marzo 2010

L’OSPITALITA’ DELLE SCRITTURE


Torna per la sesta edizione il Festival Biblico promosso dalla Diocesi di Vicenza: si terrà dal 27 al 30 maggio p.v.


Il tema di questa nuova edizione è: “L’ospitalità delle Scritture”, cioè una “lettura” della Bibbia laddove viene presentata la figura dello straniero e le «relazioni ospitali» degli esseri umani: tra di loro, con il creato e con Dio.


Dal sito del Festival:



“ … La riscoperta delle Scritture come spazio ospitale in cui Dio ci accoglie e dove, ospitati, diveniamo noi stessi capaci di ospitare. La Bibbia è il primo esempio di "ospitalità”: accoglie al suo interno l’umano nella sua interezza, evitando ogni esclusione dovuta a moralismi, e un vasto patrimonio letterario, fatto di apporti culturali molteplici.
La dimensione politica, sociale ed economica dell’ospitalità. Che è una relazione stabilita attraverso il dono. Colui che riceve l’ospite dà la sua disponibilità senza garanzia di contropartita. Mentre l’ospite ricevuto, accettando di essere accolto, entra in un ruolo difficile da sostenere. Accogliere e ospitare, al giorno d’oggi, diventa quindi un modo per arricchire umanamente la società. Ma non solo: lo straniero ed il suo bagaglio costituiscono fattori di innovazione sociale e di condivisione economica e culturale.”


(leggi la scheda informativa completa).


Qui il programma del Festival.